Oct
13/10
Reviews from Jamendo – INSULA DULCAMARA
Last Updated on Friday, 15 October 2010 08:59
Written by Rock e i suoi fratelli - staff
Wednesday, 13 October 2010 11:14

A cura di Vil Trio

Gli Insula Dulcamara sono un gruppo napoletano dallo schieramento non ben definito che suona, in questo “L’Inchiostro peggiore” composto da 5 brani, un misto di musica popolare e cantautorato, su atmosfere da colonna sonora dalle tinte ogni tanto psichedeliche.
Il “pretesto”, come suggerisce la band stessa, era scrivere due brani strumentali per la colonna sonora di un documentario. Il risultato è un viaggio breve ma immaginifico nella canzone popolare, rielaborata in maniera originale ed intelligente.

L’iniziale Stivali di gomma e proiettili d’argento parte con un grappolo di suoni dissonanti e si trasforma in una marcetta sgangherata tra Zappa e i musicisti di strada meno scontati. Di tanto in tanto pianoforti percussivi ed episodi più “psichedelici” interrompono quella che è, alla fine, una bella cavalcata marziale ma mai scontata. Degno di nota è soprattutto il lavoro delle chitarre: elettrificate, pizzicate, irriverenti, rendono gli intermezzi sempre diversi e mantengono alta la tensione del brano.
La successiva Femfemma potrebbe essere un brano scritto dal primo Daniele Silvestri, svestito da tutte le paranze e i denti oppurtunamente storti del caso. Ne esce fuori una ballata sbilenca e scarna: il cantante dirige le danze, facendo affidamento sul ritornello liberatorio: “Ci vuole coraggio” e sul trucco secolare della disillusione positiva. Incredibilmente efficaci i cambi di tempo che introducono i lamenti.
Gli occhi e le mani, terzo brano del lotto, si apre con delle schitarrate in sordina che si accompagnano ad uno xilofono sognante e mediterraneo. “Il motore del sentimento umano / oggi è mosso dal rum” è quel verso che forse proprio il cantante romano di prima non riesce più a scrivere. La voce gracchiante racconta una storia che non ci interessa, che trova senso solo come strumento addizionale agli scontri (come definirli?) ruspanti tra fiati, ritmica (buono il lavoro del basso) e atmosfera da sagra paesana, di quelle originali. Addirittura le chitarre e i cori celestiali potrebbero richiamare qualche episodio di quelli più eterei degli Eels.
Nella successiva Camini finalmente il duo popolare per eccellenza prende il sopravvento: armonica e chitarre chiamano il cantante a raccontare di vino, di ricordi, di pioggia. La canzone si scriverebbe da sola, se gli Insula Dulcamara non fossero così bravi ad infilarci inserti più riflessivi, oscuri, minimali, e sequenze di accordi inquietanti, ad aumentare la tensione, per arrivare al finale quasi “concreto”.
La chiusura strumentale di Paola è un bellissimo commiato per pianoforte e batteria spazzolata. Le coordinate sono quelle delle composizionii più jazzate e popolari (e se dicessi Franco Fanigliulo?). Tuttavia la band non riesce proprio a stare ferma e infila di tanto in tanto dei break marziali che suonano un po’ come un comunicato politico. La chiusura però stavolta viene comunicata in maniera positiva e forse neanche troppo sognante, con un dialogo sussurrato tra piano e basso.

“L’ Inchiostro Peggiore” è quindi alla fine un prodotto davvero gradevole, ricercato, che si intrufola tra le parti del popolo con in testa la convinzione di farne parte, risultando nell’insieme riuscito e originale.



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