Roberto Angelini, piccoli tesori nascosti

A cura di Tanina Cordaro

I piccoli tesori sono nascosti, bisogna cercarli pazientemente e senza perdersi d’ animo.
Succede poi, che in una sera di un martedì qualunque finalmente ne trovi uno.
Il live al Contestaccio di Roberto Angelini è stato questo: una preziosa rarità, musica rigenerante e incantevole.
Accompagnato da Giovanni Di Cosimo alla tromba, Gabriele Lazzarotti al basso e Daniele il Mafio Tortora ai suoni, il cantautore romano ha sprigionato un’ intensa energia musicale.

L’ intro del live è una melodia blues che apre ai primi due brani: Vulcano e Quando crollano le stelle, rock-acustico dove si snodano un giro di basso, riverberi ed effetti sonori avvolgenti.
Angelini sperimenta nuovi linguaggi espressivi, musicali, suona le steel guitar, il theremin e il didjeridoo, visualizza la musica e dà la possibilità a chi lo ascolta di “ sentirla” attraverso le vibrazioni degli strumenti. La sua bravura è indiscutibile.
Completamente dedicato alle sue sonorità intense, continua con Sulla sponda del fiume, Tempo e pace e Marrakesh.
I brani respirano melodie delicate e struggenti, filtrano una musica sofferta che raccoglie in sé le riflessioni, le crisi e i pezzi di vita di un musicista in piena maturazione.

Anche la voce si fa strumento, si avvicina alle tonalità di Nick Drake e Jeff Buckley coi quali condivide una forte affinità di spirito.
È la volta di Dicembre, Le rondini e Fiori rari, si improvvisano dialoghi tra tromba e chitarra e si scivola via fino all’ ultimo pezzo: Respira, tratto dall’ album d’ esordio del 2001. Il pubblico canta l’ intera canzone e Angelini ne sembra sorpreso. Sorride e invita tutti ad alzarsi in piedi, gira il microfono al pubblico e «respiri aria ancora, respiri aria ancora…» il ritornello si ripete liberatorio.
Viene concesso un bis (Redemption song di Bob Marley) e si va via portandosi addosso il profumo della musica…vera.