Rein, la vecchia storia “è finita”

Il nuovo disco dei Rein si chiama “E’ finita”.
Il riferimento è ad un mondo che non c’è più o che ci si augura non ci sarà più, anticipando già nel titolo i contenuti dell’album.  Da un punto di vista musicale però l’impressione che si ha è che tutto debba ancora cominciare.
Un disco per cui si è atteso molto, ed ora che è uscito, le cose che si possono dire sono tante.
Un disco ambizioso, con cui la band romana sembra prendere la rincorsa necessaria per poter
spiccare il salto di cui ormai sente la necessità.
Perchè se è vero che con il precedente “Occidente”, questi ragazzi armati da grande passione e da
grandi sogni, sono riusciti a suonare e a farsi conoscere in tutta Italia, sembra che questo voglia
essere il disco della definitiva consacrazione, e ce lo auguriamo di cuore.

Gli ingredienti non si discostano troppo dalla formula collaudata in questi anni. Folk-punk, “patchanka d’autore” , combat-folk o che dir si voglia, per raccontare le storie che Gianluca Bernardo, voce e chitarra del gruppo, nonché autore di tutti i brani, racconta. Nel suo stile inconfondibile, storie che sanno di strada e di polvere. Di vita vissuta, di immagini vivide che si plasmano dalle parole.

Un album che però è anche un concept ecologista. Una storia che segue il filo critico di una società dei consumi in crisi e sull’orlo del fallimento, e la speranza che si fa azione, di un altro mondo possibile, più attento all’ambiente.
Emblematiche in questo senso, E’ finita, title track e vivace apertura, il singolo Sul tetto, la splendida Ave Maria, o la conclusiva L’erba ai lati della strada, che vede come guest star Adriano Bono, (Radici nel cemento/Torpedo Sound Machine).
Intenzioni ma anche azione. “E’ finita” è infatti un disco ad “impatto zero”.
Le emissioni di Co2 necessarie per la realizzazione dell’opera sono state infatti “compensate” attraverso la creazione e la tutela di foreste in crescita in Madagascar.

Contaminati e contaminanti, i Rein non hanno confini e non vogliono averne: cittadini del mondo che partono da Roma ( cui fanno riferimento in almeno due brani: Hiroshima take away e Megalopolis) e arrivano ovunque. Lo fanno anche grazie alla libera circolazione e condivisione dei saperi , di cui sono da sempre sostenitori.
Anche in questa occasione hanno scelto di pubblicare il loro lavoro con una licenza copyleft, e danno a tutti la possibilità di scaricare il disco liberamente da Jamendo.

E’ finita ha il sapore di:

Girare l’Europa su un furgone gpl