Ecco una bella realtà della nuova musica che c’è in giro oggi.
I Dirtyfake, quintetto romano dal sound imprevedibile, aveva presentato in anteprima questo “TumorRow” in una puntata radiofonica di Rock e i suoi fratelli.
Allora vennero in dimensioni ridotte e suonarono alcuni dei nuovi brani in acustico. Pur limitati nella versione unplugged, la bontà delle composizioni saltò subito all’occhio (e all’orecchio).
Rimanemmo piacevolmente stupiti allora: assolutamente estasiati oggi.
TumorRow è un disco maturo ed appassionante, composto da artisti veri. Un disco che dalla prima all’ultima nota ti porta con sé in un vortice di immagini e di emozioni.
Un disco che non resta indifferente a chi lo ascolta, ed è questo uno dei suoi pregi migliori: lo lasci suonare e lo scopri un po’ alla volta. Perchè di carne al fuoco ce n’è tanta, ed è carne pregiata. Si sono presi tutto il tempo che hanno ritenuto necessario per uscire con la versione definitiva dell’album. Ora che è uscito, sappiamo come quel tempo è stato impiegato.
Bello perchè è un disco composto da molteplici sfaccettature, che va in crescendo dall’inizio alla fine, contaminandosi di generi diversi (dall’indie rock alla new wave, dal post rock al post punk) e diverse ambientazioni.
Bello perchè fa un utilizzo attento e non banale dei giochi di parole, quasi in ogni brano, fino al titolo dell’opera.
Bello perchè il cantato trascinato di Byron è ammaliante e coinvolgente (vedi l’intensa ed avvolgente AlieNation, o Plumfake, con i suoi esperimenti sonori e le sue trasvolate post rock)
Bello perchè il riff di Glampire è perfetto senza appello e perchè Heaven’t ci ricorda tutto il meglio della musica che ci piace.
Bello perchè è il loro “tumore a schiera” fatto musica, completo ed intrigante, che ci fa applaudire in piedi sulla sedia già alla traccia numero tre, Hollywould: arpeggio ipnotico nella strofa e ritornello epico da braccia al cielo.
Bello perchè ogni pezzo non è mai uguale a come era cominciato, contaminandosi al proprio interno e virando sempre verso soluzioni sonore inaspettate e apprezzabili.
Bello perchè le chitarre si completano e si mescolano, costruendo una barriera caleidoscopica di suoni, perchè i giri di basso sono puntelli fondamentali ed originali nel tessuto ritmico, completato da una batteria sempre originale e sempre all’altezza.
Bello perchè Esc(ape) fa scorrere il sangue nelle vene, e le urla di Myhisteric ci conturbano e ci intrigano.
Insomma, TumorRow è un disco bello per davvero, e i Dirtyfake una band che sa da che parte gira il mondo.
Ascoltatelo e farete una scelta azzeccata.
TumorRow ha il sapore di:
Una tempesta di sensazioni

[...] apertura sorridente, spensierata e lucente che vede la collaborazione di alcuni dei Dirtyfake, a Non rubare, crudele e compatta nei suoi passaggi tra grunge e noise, diventando uno [...]