With Us, con i Rufus Party

E’ un piacere ascoltare il nuovo full-lenght dei Rufus Party, storica band emiliana che torna dopo cinque anni con un disco di dodici brani (in inglese) dal titolo “With Us” per un totale di  quasi 50 minuti di musica.
Essenziali nel titolo, colorati nella copertina, il loro è un album che cammina da solo. E decisamente, sta in piedi.
Un disco rock vecchia maniera, di un rock quasi cantautorale, che sa pescare e contaminarsi di blues, di pop e di soul.


Complesso nella sua semplicità, With Us si apre col basso incalzante di Panic in Gairo che scopre subito le carte sulla natura sonora della band: originali nel classico, aperti alle contaminazioni, eterogenei con cognizione.
Le atmosfere on the road di Fairground si sciolgono così nelle tastiere oniriche, nelle chitarre che si intrecciano e nei cori ammiccanti, per un mood sonoro che si propaga sottopelle, e che vorresti non finisse mai.
Contemporanei e classici, piombiamo negli anni zero con la liquida Death of an indie chick, e nei ’60 con Father’s song.

Un sound pulito e a tratti impeccabile: merito anche del lavoro svolto in studio di registrazione e in sede di missaggio. Giusto sottolinearlo, in un mondo della musica dove troppo spesso il do-it-yoursfelf è figlio dell’approssimazione. Il che aggiunge, se ce ne fosse bisogno, carattere.  Che siano trascinanti e vigorosi come in Get Out Of My Way, dei rockettari vecchia maniera (In A Little While) aperti alle sperimentazioni (P.I.G. let’s get lost), “popstar” con carattere (Hey Master, Summer Lady) o morbidi sognatori (A sinner’s life, You kinda lost me there), i Rufus Party convincono per quello che sono. E visto che sono tante cose, direi che possiamo ritenerci soddisfatti.

With Us ha il sapore di:

Vecchi comodi stivali