Stagioni di mezzo con gli Ex-Otago

A cura di Chiara Cerri

Se ascolti “Mezze stagioni” l’ultimo album degli Ex-Otago ti viene voglia di infilarti gli auricolari nelle orecchie, l’ipod in tasca, montare su un motorino e guidare senza meta con il vento in faccia.
Perché questo quartetto genovese al terzo album ha questo strano potere: di farti tornare indietro nel tempo a rivivere gli anni spensierati ormai andati.

E manco a dirlo è fatto apposta per quei quasi trentenni, che si portano ancora appiccicati alla pelle i resti dell’ adolescenza e dall’altra parte hanno la maturità giusta per comprendere i testi di queste canzoni, senza sforzarsi troppo.
Il disco è stato interamente autoprodotto, tramite un progetto di azionariato popolare, chiamato “Anche Io Produco Gli Ex-Otago”, ovvero questi giovani simpaticoni genovesi hanno chiesto ai loro fan di compiere un gesto d’amore nei loro confronti.
E l’amore è stato ampiamente ripagato con un disco di tredici tracce dai ritmi pop vacanzieri che ti entrano nelle orecchie e ti promettono di non abbandonarle per un bel po’.
L’album è stato registrato a Bergen in Norvegia con Davide Bertolini, produttore dei Kings Of Convenience e si sente l’eco di questi ultimi dalla cura dei dettagli e la semplicità della produzione.
Gli Ex-Otago suonano bene, ma soprattutto scrivono (finalmente in italiano) sempre meglio e i loro testi sono affilati, ben costruiti, mai banali e intelligenti.
C’è quello dedicato a chi fatica a trovare la strada come Gli Ex-Otago e la Jaguar gialla (e se non riesci a guadagnare con quello che vuoi fare/ ti toccherà farlo con quello che non vuoi fare), quello per chi se n’è andato Costa Rica, quello sul tempo che passa Una vita col riporto.
C’è l’amaro ritratto di una generazione senza ideali Figli degli hamburger (“Una vita una carriera/un’amante quando si fa sera/se ti fai poche domande avrai tutte le risposte“) e una dolcissima canzone su un amore finito Ricominciamo da tre (“dovevamo partire in tre/io te e l’amore/ma uno non è venuto /e non so il perché“).
Poi in mezzo a tutto questo a dare un tocco di spensieratezza in più c’è anche la miglior cover di The Rythm Of The Night di Corona.
E’ un disco ironico che ci fa da trampolino sul futuro, sull’incertezza del vivere e lo fa senza prendersi sul serio, ma lasciandoci con un po’ di malinconia dentro per ciò che è stato e un sorriso fuori.
Dopo un bel giro in motorino, ovviamente (Detto da una quasi trentenne).

Mezze stagioni ha il sapore di:

Il salmastro sulla pelle che non se ne vuole andare