Una loopstation su un tavolino di legno marrone, una chitarra per terra, borse sparse. Jacopo ancora non è sul palco. È sabato sera e fuori fa freddo, al Beba do Samba c’è il primo appuntamento di Salotto Muzika Roma, la rassegna organizzata dall’etichetta indipendente La Fabbrica sotto la direzione artistica di Andrea Ruggiero.
Sono davvero incuriosito da Iosonouncane alias Jacopo Incani. Non sono riuscito a vederlo in Salento durante l’Italia Wave Love Festival e dopo aver ascoltato il suo disco d’esordio La Macarena su Roma prodotto da La Famosa Etichetta Trovarobato (che tra l’altro si è appena aggiudicato la quattordicesima edizione del premio “Fuori dal Mucchio”, riconoscimento assegnato da “Il Mucchio Selvaggio” al miglior album di esordio di un artista o di una gruppo italiano della stagione musicale appena conclusasi) la curiosità è davvero alta.
Il locale è gremito, siamo letteralmente schiacciati uno sull’altro. Jacopo sale sul palco, e partono i primi campionamenti. Non ci sono melodie, i suoni sono ripetitivi, ossessivi. Si parte con Summer on a spiaggia affollata, primo brano del disco. La voce di Iosonouncane non è aggraziata né melodica. È più che altro un pugno in faccia che ci risveglia dal torpore. Il ritmo sale, il volume anche. Qualche problema tecnico non ferma il live.
Il sesto stato è suonata solo con chitarra e voce e dimostra come Jacopo sappia destreggiarsi bene dietro una loopstation o con in braccio una sei corde. La voce è leggera, ma ti arriva dritta. Il pubblico si diverte, Jacopo gioca con loro e si dimostra un buon animale da palco.
Si riprende con Torino pausa pranzo e La macarena su Roma. Ritmi martellanti, la voce di Jacopo sputa parole, non c’è niente di armonioso, la sensazione è nauseante, ma maledettamente vera, sincera ed interessante.
Il corpo del reato, di nuovo chitarra e voce, è cantato dal pubblico che apprezza e applaude. Si chiude con Giugno, con le parole di Jacopo sostenute esclusivamente da brevi accordi. Molto genuina, molto naturale, c’è intensa sofferenze nelle parole che ti trasportano, ti rapiscono e poi ti restano dentro. La bellezza della semplicità con cui canta questi due pezzi è sconcertante. Mai banali le canzoni di Iosonouncane e suggerisco vivamente di leggere i testi di ogni singolo pezzo.
Il concerto finisce, la gente inizia a sfollare, il banchetto all’esterno ha esaurito i cd in vendita. Jacopo ha un modo davvero interessante e diverso di proporre un proprio live. Può piacere o meno, ma va sicuramente apprezzato il tentativo dell’artista di spaziare tra suono così diversi tra loro. Si può rimanere spiazzati, si può rimanere interdetti al momento, ma poi una volta fuori l’unica cosa che pensi è: “cazzo è già finito”.

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