Reviews from Jamendo – Psychocean

A cura di Vil Trio

Gli Psychocean sono un quartetto (voce, chitarre, basso, batteria) che suona una complessa miscela di metal, stoner e math rock. I loro brani sono di solito lunghe digressioni dove gli strumenti costruiscono razionali ed incalzanti cavalcate, sulle quali si inserisce la voce che riesce ad alternare momenti più o meno aggressivi. Una delle caratteristiche più importanti della loro produzione è il controllo totale che si percepisce sul fluire continuo delle loro idee. In questo gli Spiral Architect, spogliati del tecnicismo, sembrano essere uno dei termini di paragone più calzanti.

Reviews from Jamendo – Convergence

A cura di Vil Trio

I Convergence sono un quartetto emiliano che suona un misto di post-metal e post-grunge, dalle sfumature industrial e melodiche. La loro musica è potente e fortemente variegata.
Il prodotto che mettono a disposizione su Jamendo si intitola “Points of View”  ed è un full-length composto da ben 10 brani, per oltre mezz’ora di musica molto gradevole. Continue reading

Prophilax, l’Antinatale è servito

Assistere ad un concerto dei Prophilax è un’esperienza che, una volta nella vita, va assolutamente fatta, sempre che non siate particolarmente religiosi/sensibili alle volgarità/infastiditi da linguaggi e tematiche sconce.
Ancora di più se si tratta dell’ormai tradizionale concerto che precede il Natale.
E’ quello che viene presentato infatti come “L’Antinatale dei Prophilax”, tra l’altro completamente gratuito; alle 22.30 si aprono i cancelli del Qube di Roma, location in cui la band si è esibita già in diverse occasioni. Continue reading

Chaos Conspiracy: allacciate le cinture

Una bomba. E’ stata questa la prima descrizione che mi è venuta in mente appena ascoltato le prime tracce di “Indie rock makes me sick”, recente pubblicazione dei campani Chaos Conspiracy.
Una bomba, la cui deflagrazione, invece di annientarci ci riempie di energia e di voglia di spaccare il mondo.
Undici brani che volano via in trenta minuti come una corsa a perdifiato. Undici scatti creati con gusto e originalità, senza mai annoiare. Continue reading

Reviews from Jamendo – QUARANTADUE

A cura di Vil Trio

I Quarantadue sono un quintetto lombardo (voce, chitarre, basso e batteria) che suona una miscela di stoner metal, post-rock e psichedelia.
Il prodotto che mettono a disposizione su Jamendo si chiama “L’estinzione è un gioco di squadra”, è composto da 5 brani per un totale di oltre 25 minuti di riff pesantissimi e urla sconnesse ma perfettamente controllate, come tradizione del genere vuole.

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Reviews from Jamendo – SULA VENTREBIANCO

A cura di Vil Trio

Cosa? è il titolo del primo album dei Sula Ventrebianco.
Il gruppo è un quintetto nel quale oltre ai classici basso-chitarre-batteria si aggiunge un violino.

Il nome, come si legge nella loro bio, prende spunto da “un uccello goffo, orrendo, ansioso e grottesco, con la pancia talmente grossa da rendere la camminata altamente improbabile e ridicola”.

Tuttavia la loro musica risulta piuttosto distante da entrambi gli aggettivi.
Il gruppo infatti suona un misto di stoner-rock, psichedelia e spunti melodici, condito di tanto in tanto dall’uso del dialetto.
L’esperimento, lungo tutto il disco, si rivela riuscito, scadendo solo raramente nell’autoindulgenza o nella verbosità.

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20 anni di PROPHILAX. Che la festa cominci

I Prophilax hanno da poco compiuto vent’anni.
Il che, è già di per sé una notizia fenomenale.
Per l’occasione, è uscito un album celebrativo intitolato, manco a dirlo, Vent’anni di Analità.
Il disco, che contiene due inediti, è un corposo greatest hits di alcuni dei brani più significativi della band.
Perché, sia detto senza snobismo o qualunquismo di maniera, i Prophilax hanno fatto la storia della musica demenziale italiana, caratterizzandosi per tematiche prettamente sessuali, linguaggio senza peli sulla lingua e gratuite volgarità.
Per chi li ama, è un regalo insperato: un ventennale festeggiato coi fiocchi, perché i brani sono tutti ri-arrangiati e rivisitati nel migliore dei modi.
Perché, oltre ad essere dei giullari strepitosi, Pinci e soci sono dei musicisti eccezionali.

Ed è dunque un piacere riascoltare questi pezzi, suonati nella loro versione più evoluta, che si districano tra generi musicali diversissimi, strizzando sempre l’occhio al metal e al rock più duro.
Un’operazione, quella della riscoperta dei vecchi cavalli di battaglia, iniziata già con Analive, il doppio disco dal vivo uscito circa cinque anni fa.
La scelta dei brani in scaletta si differenzia sensibilmente, regalando delle perle insperate, e riscoprendo brani raramente suonati live, e in generale, meno popolari.

Una grande opportunità per scoprire le versioni rimaneggiate di Traves, Voci dall’oltrechiavica, Cagatone Joe è tornato, o risentire brani di denuncia sociale, come La megaceppa sorgerà, per l’occasione aggiornata ai tempi che corrono (sono pur sempre passati vent’anni).
Pajarulo, piano e voce come nella versione originale, a raccontare esperienze di omosessualità involontaria.  No Seg, che ironizza sulla masturbazione compulsiva, o Condoglianze, presa in prestito ai Pizza e Fichi, side project degli anni ’90 di alcuni membri della band.
Il tutto unito a grandi classici, immancabili: Dora daccela ancora, forse il loro brano più celebre; Pompotron, Analità.
La sorpresa più bella è probabilmente l’ultimo brano, Viaggio nella dimensione anale, unico ripescaggio del loro album più controverso, Under Cool, rinnegato dagli stessi Prophilax e quasi del tutto dimenticato dai fan.
Era davvero un peccato però trascurare questi oltre dieci minuti di epica “discesa nel regno del Mentulatore”, che in 9 atti sintetizza la genialità perversa del mondo Prophilax.
In questo contesto di festa, si inseriscono benissimo i due inediti: Stamo ancora qua, autocelebrativa carrellata degli anni trascorsi (“vent’anni che sparamo a zero/vent’anni che te famo nero/vent’anni pieni di analità/vent’anni e stamo ancora qua”), e soprattutto l’attualissima M’arrazzo col trans, irriverente nelle liriche e assolutamente coivolgente nelle trovate sonore, a dimostrazione che questi (ex) ragazzi hanno ancora molto da dire.

Il tutto senza dimenticare gli irresistibili intermezzi, che tra un brano e l’altro fanno rivivere la storia della band; una carrellata indimenticabile attraverso tutti i personaggi che hanno reso possibile questo miracolo musicale. Oreste, Dora, Sirvano, Marino Sumo, Don Mignotte, Pajarulo, e chi più ne ha più ne metta.

Facendo della volgarità una bandiera, i Prophilax sono una realtà ormai consolidata: le loro storie assurde e i loro modi di dire, hanno influenzato più di una generazione. Politicamente scorrettisimi, irriverenti e sfacciati, e per questo veri e sinceri nella loro genuinità.
A loro, l’augurio di almeno altri vent’anni di analità.

Vent’anni di analità ha il sapore di:

Un rutto che dice libertà