Così, per caso, EilDentroEilFuori Eilbox84

Per una fortuita coincidenza, una di quelle che capitano quando non te le aspetti, il sabato prima di Pasqua ci ritroviamo a Le Mura di San Lorenzo, a gustarci un inaspettato live de EilDentrEilfuoriEilBox84, band capitolina dal fascino indiscutibile.
Sul palco in trio, il loro è uno show che diverte e conquista.
Un po’ pazzerelli, un po’ bravi per davvero, e con un nome dall’impossibile omonimia, gli Eee84 mischiano generi con una certa fascinazione per il noise rock, il progressive, il funk e i controtempi. Continue reading

La mutandina sexy di Santa Claus

E’ appena uscito il primo (vero) disco dei Viva Santa Claus.
Nato come side project di altre  band della capitale (Aphorisma, Madkin, All the shit’s holes), la messa in pista di “Mutandina Sexy Duck” cambia decisamente le carte in tavola.
Non più soltanto un gioco, ma una band che ha molto, molto da dire.
Un disco che arriva come una staffilata ben piazzata, tirata da mani esperte: un lavoro coi fiocchi che impressiona per la sua compattezza, e al contempo, per la sua eterogeneità nei contenuti. Continue reading

La musica e lo smog degli Albedo

Milano Odia? in un certo senso gli Albedo odiano Milano, oppure la amano, dipende da come uno vuole leggere tra le righe le canzoni del loro album d’esordio, “Il Male“.
Gli Albedo sono il nuovo rock impegnato e terribilmente leggero made in Italy e made in Milan. A qualcuno potrebbe subito sembrare che siano figli di ministri e ministeri, ma a mio avviso quel qualcuno si sbaglia. Gli Albedo somigliano agli Albedo, punto: poche volte mi è piaciuto un disco al primo ascolto come questo. Continue reading

Reviews from Jamendo: Borderline

A cura di Vil Trio

La Subcava sonora è un’etichetta indipendente attentissima alla libera distribuzione delle opere dei propri artisti. Da queste parti avevamo già avuto modo di esprimere il nostro apprezzamento per i Sula Ventrebianco.Stavolta abbiamo i Borderline, che mettono a disposizione su Jamendo un EP pronto da scaricare e da ascoltare: “Bere il fuoco“.

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State attenti ai “La Bastille”

A cura di Tanina Cordaro

Basta davvero poco per ricordarsi che il rock è una questione di pancia più che di testa. La Bastille sono due – Luca “mr. strAwberry” e Gerardo “Gerrywill” – vengono da Frosinone e hanno il merito di aver riportato a galla questo semplice concetto.

Il loro album Prigionieri di Godzilla è un’autoproduzione, registrata in lo-fi, dalla quale fuoriesce tutta la loro passione per il garage-rock, il noise e il post-punk. Tensione e potenza esplodono nelle 12 tracce toste e ben suonate.

Chaos Conspiracy: allacciate le cinture

Una bomba. E’ stata questa la prima descrizione che mi è venuta in mente appena ascoltato le prime tracce di “Indie rock makes me sick”, recente pubblicazione dei campani Chaos Conspiracy.
Una bomba, la cui deflagrazione, invece di annientarci ci riempie di energia e di voglia di spaccare il mondo.
Undici brani che volano via in trenta minuti come una corsa a perdifiato. Undici scatti creati con gusto e originalità, senza mai annoiare. Continue reading

Indipendulo – il microfestival girovago torna a Roma!

A cura di Tanina Cordaro

La musica di oggi ha bisogno di (s)muoversi. Reagire. Demolire le convenzioni musicali. Trovare nuovi modi e luoghi d’esplorazione.

Il progetto Indipendulo prova a rispondere alle nuove esigenze della musica dando spazio alle minuscole realtà sonore italiane. Il microfestival girovago per la penisola si è fatto strumento di promozione, e ieri ha fatto tappa al Circolo degli Artisti con quattro alternative stimolanti alla noia musicale del momento.

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Mai dire Mei – Parte seconda!

(Per vedere le foto della serata, a cura di Pulpicture, clicca qui)

Secondo appuntamento per il Mai dire Mei, concorso nato da un’idea della Inocula Management.
All’Angelo Mai altri quattro gruppi hanno avuto la possibilità di esibirsi su uno dei palchi principali della scena romana e di contendersi la possibilità di mettersi in mostra a Faenza in occasione del Mei, Meeting degli Indipendenti.
Le band vengono da ogni parte d’Italia, ognuna con il proprio bagaglio di esperienze ed il proprio sound. Continue reading

Reviews from Jamendo – SULA VENTREBIANCO

A cura di Vil Trio

Cosa? è il titolo del primo album dei Sula Ventrebianco.
Il gruppo è un quintetto nel quale oltre ai classici basso-chitarre-batteria si aggiunge un violino.

Il nome, come si legge nella loro bio, prende spunto da “un uccello goffo, orrendo, ansioso e grottesco, con la pancia talmente grossa da rendere la camminata altamente improbabile e ridicola”.

Tuttavia la loro musica risulta piuttosto distante da entrambi gli aggettivi.
Il gruppo infatti suona un misto di stoner-rock, psichedelia e spunti melodici, condito di tanto in tanto dall’uso del dialetto.
L’esperimento, lungo tutto il disco, si rivela riuscito, scadendo solo raramente nell’autoindulgenza o nella verbosità.

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APHORISMA: Per imparare a volare non ti servono ali

Se c’è una cosa di cui di certo non si possono accusare gli Aphorisma, è la scarsa prolificità e ispirazione.

Non è passato molto tempo, a ben vedere, da quel Ritorno al Porno che ha inequivocabilmente segnato una nuova fase nella più che quindicennale storia del trio romano.

Una premessa obbligatoria, se consideriamo che dopo l’ascolto di PH, l’impressione che se ne ricava è quello di un album compatto,  costruito con sapienza ed esperienza, che ad ogni pezzo stupisce e colpisce ( nel senso più fisico del termine) e gratifica gli amanti di un suono graffiante ed essenziale nella sua impetuosità.
PH prosegue sulla strada tracciata dall’album precedente, quella di un sound senza troppi fronzoli, diretto ma completo ed intenso.
I passi in avanti però sono molteplici, e non è un azzardo forse,  definire PH la prova più autorevole degli Aphorisma.

Rumoroso ma dolce, melodico ma tomentato, PH suona per quello che è: un disco autentico e diretto che oscilla tra punk, noise, e stone rock, con un’attenzione specifica alle parole, rigorosamente in italiano, che forse mai come questa volta hanno uno spessore e un’intensità che si sente sulla pelle.

Tormenta, traccia di apertura e remake di un vecchio cavallo di battaglia, riscalda e prepara alla partenza. Mi muovo lento mette in moto un disagio cadenzato e romba fragorosamente; Chiedi alla polvere scatta da zero a cento in tre minuti e quattro secondi. Tagliente, fragorosa, coinvolgente, Chiedi alla polvere è un pezzo dall’impatto immediato, e costringe l’ascoltatore a volerne ancora. Arrivati a Pretendere di più, l’ ironico e denso brano successivo, legato al precedente da più di un filo logico, ci si accorge di non  avere per le mani un disco qualsiasi.
E lo sai già che alcuni pezzi li vorrai sentire ancora, alzando ancora un po’ il volume.

La mia mano,  in cui le voci dei due cantanti, Luca e Francesco si sovrappongono in un esperimento riuscitissimo; Dea Routine, in un noise voluminoso che fa da contraltare all’essenzialità del giro di basso; Il Giorno della Verità, brano che in due distinti momenti (La scelta migliore e La scelta finale) prende spunto dalla cronaca e graffia in profondità.

Fino ad arrivare a Sindrome, cavalcata superlativa che sintetizza in sette minuti l’essenza profonda di questi artisti.   Violenta e incalzante nell’incedere stoner della prima parte, sperimentale e intrigante nella parte centrale, dove a farla da padrone sono i rumori e le distorsioni, strepitante e liberatoria nel finale.

PH è un disco scritto l’anima, e con l’esperienza e l’onestà di chi sa come si fa musica, e non ha intenzione di farla diversamente da così.
Aiutatemi, la tormenta è qui” . E’ un grido di aiuto, è rabbia repressa, è voglia di rivalsa, è un sogno che si infrange, “è compassione, o un’ illusione”, è una riflessione sulla vita e le sue assurdità, è una storia che finisce, è l’amarezza delle scelte difficili,  è il magnifico silenzio intorno a noi”.

PH è tutte queste cose. E tante altre ancora, per chi avrà voglia di ascoltarlo

PH ha il sapore di:

Correre veloce e colpire il vento.