I Fratelli Calafuria suonano Musica rovinata

A cura di Maicol Viale

Ritornano sulle scene del punk rock italiano i Fratelli Calafuria che col debutto “Senza titolo -  Del fregarsene di tutto e del non fregarsene di niente” nel 2008 convinsero il pubblico e la critica per sound, estro e potenza.
Nonostante la perdita per strada del batterista Tato Vastola, la band non ha perso il ritmo sfrenato, iniziando a sperimentare con lo stesso spirito del bambino che, dopo aver sudato per innalzare un bel castello di sabbia al mare, non vede l’ora di prenderlo a “palettate” da cima a fondo. Pestandolo pure.

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Codeina, una questione di “Quore”

Tra le numerose realtà indipendenti con cui Rock e i suoi fratelli sta venendo a contatto, ci siamo imbattuti con piacere nel disco di una band che viene (ebbene sì) da Arcore. Si chiamano Codeina, e in quanto a cavalli nel motore, sono davvero ben messi.
Il disco di cui si parla si intitola “Quore – Hidalgo Picaresco” ed è un full lenght che sa di rabbia e sudore.
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Da San sepolcro a Caterpillar: l’ascesa di The feet and tones

A cura di Ottavia Pani

In questo weekend in cui Firenze si è presentata come fucina di eventi e “nomi” non è certamente da meno il K100 Fuegos di Campi Bisenzio, sempre impegnato a proporre nuovi artisti e di qualità.
Anche questo fine settimana ci propone un concerto aperto a tutti gli appassionati di ska poiché sabato 5 marzo, al K100 sono approdati, direttamente dalla provincia più remota di Arezzo, i The feet & tones. Un gruppo che girando l’Italia sta muovendo i primi passi per diventare qualcuno e, credetemi, le carte in regola per affermarsi le ha eccome!

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Il veleno delle LeiBei

Tre ragazze bolognesi hanno da poco pubblicato il loro esordio discografico.
Si chiamano LeiBei, e l’album, completamente autoprodotto, si intitola “In cauda venenum”.

Copertina dai toni scuri di foschia urbana, per un disco dalle atmosfere plumbee che gronda amarezza ed acredine. Ma non un disco oscuro nel senso di “buio”, perchè dentro c’è la luce dell’ambizione.
Undici episodi solidi, da ascoltare e da assorbire. Undici brani forti come un’esigenza, una necessità, un desiderio. Continue reading

Reviews from Jamendo – The Transisters

A cura di Vil Trio

I Transisters sono una band veneta che suona rock elettronico dalle forti tinte new-wave e post-punk.
Il lavoro che presentano su Jamendo è un full-length composto da nove brani, per poco più di 25 minuti complessivi di distorsioni, voce filtrata, atmosfere oscure ed tanta, tantissima energia.
Già dal titolo, “Under Control”, il tributo ai Joy Division appare chiaro. In ogni caso il debito ai mostri sacri del post-punk si riscontra negli approcci alla composizione, più che nel prodotto finale. Continue reading

Rein, la vecchia storia “è finita”

Il nuovo disco dei Rein si chiama “E’ finita”.
Il riferimento è ad un mondo che non c’è più o che ci si augura non ci sarà più, anticipando già nel titolo i contenuti dell’album.  Da un punto di vista musicale però l’impressione che si ha è che tutto debba ancora cominciare.
Un disco per cui si è atteso molto, ed ora che è uscito, le cose che si possono dire sono tante.
Un disco ambizioso, con cui la band romana sembra prendere la rincorsa necessaria per poter
spiccare il salto di cui ormai sente la necessità. Continue reading

Mai dire Mei – Parte seconda!

(Per vedere le foto della serata, a cura di Pulpicture, clicca qui)

Secondo appuntamento per il Mai dire Mei, concorso nato da un’idea della Inocula Management.
All’Angelo Mai altri quattro gruppi hanno avuto la possibilità di esibirsi su uno dei palchi principali della scena romana e di contendersi la possibilità di mettersi in mostra a Faenza in occasione del Mei, Meeting degli Indipendenti.
Le band vengono da ogni parte d’Italia, ognuna con il proprio bagaglio di esperienze ed il proprio sound. Continue reading

Una vita tra dinosauri e Carote sbriciolate

Hanno un nome che è tutto un programma, e l’impressione che danno (assolutamente errata) è quella di non fare troppo sul serio. Nulla di più sbagliato. Le Carote Sbriciolate si sono rivelate una bella sorpresa per Rock e i suoi fratelli, e il loro recente album “Come salvare i dinosauri”, un’opera di grande qualità.
Formazione corposa a sei elementi, una grande voglia di comunicare e l’impressione che questi ragazzi, sappiano il fatto loro in termini di musica e songwriting.
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APHORISMA: Per imparare a volare non ti servono ali

Se c’è una cosa di cui di certo non si possono accusare gli Aphorisma, è la scarsa prolificità e ispirazione.

Non è passato molto tempo, a ben vedere, da quel Ritorno al Porno che ha inequivocabilmente segnato una nuova fase nella più che quindicennale storia del trio romano.

Una premessa obbligatoria, se consideriamo che dopo l’ascolto di PH, l’impressione che se ne ricava è quello di un album compatto,  costruito con sapienza ed esperienza, che ad ogni pezzo stupisce e colpisce ( nel senso più fisico del termine) e gratifica gli amanti di un suono graffiante ed essenziale nella sua impetuosità.
PH prosegue sulla strada tracciata dall’album precedente, quella di un sound senza troppi fronzoli, diretto ma completo ed intenso.
I passi in avanti però sono molteplici, e non è un azzardo forse,  definire PH la prova più autorevole degli Aphorisma.

Rumoroso ma dolce, melodico ma tomentato, PH suona per quello che è: un disco autentico e diretto che oscilla tra punk, noise, e stone rock, con un’attenzione specifica alle parole, rigorosamente in italiano, che forse mai come questa volta hanno uno spessore e un’intensità che si sente sulla pelle.

Tormenta, traccia di apertura e remake di un vecchio cavallo di battaglia, riscalda e prepara alla partenza. Mi muovo lento mette in moto un disagio cadenzato e romba fragorosamente; Chiedi alla polvere scatta da zero a cento in tre minuti e quattro secondi. Tagliente, fragorosa, coinvolgente, Chiedi alla polvere è un pezzo dall’impatto immediato, e costringe l’ascoltatore a volerne ancora. Arrivati a Pretendere di più, l’ ironico e denso brano successivo, legato al precedente da più di un filo logico, ci si accorge di non  avere per le mani un disco qualsiasi.
E lo sai già che alcuni pezzi li vorrai sentire ancora, alzando ancora un po’ il volume.

La mia mano,  in cui le voci dei due cantanti, Luca e Francesco si sovrappongono in un esperimento riuscitissimo; Dea Routine, in un noise voluminoso che fa da contraltare all’essenzialità del giro di basso; Il Giorno della Verità, brano che in due distinti momenti (La scelta migliore e La scelta finale) prende spunto dalla cronaca e graffia in profondità.

Fino ad arrivare a Sindrome, cavalcata superlativa che sintetizza in sette minuti l’essenza profonda di questi artisti.   Violenta e incalzante nell’incedere stoner della prima parte, sperimentale e intrigante nella parte centrale, dove a farla da padrone sono i rumori e le distorsioni, strepitante e liberatoria nel finale.

PH è un disco scritto l’anima, e con l’esperienza e l’onestà di chi sa come si fa musica, e non ha intenzione di farla diversamente da così.
Aiutatemi, la tormenta è qui” . E’ un grido di aiuto, è rabbia repressa, è voglia di rivalsa, è un sogno che si infrange, “è compassione, o un’ illusione”, è una riflessione sulla vita e le sue assurdità, è una storia che finisce, è l’amarezza delle scelte difficili,  è il magnifico silenzio intorno a noi”.

PH è tutte queste cose. E tante altre ancora, per chi avrà voglia di ascoltarlo

PH ha il sapore di:

Correre veloce e colpire il vento.